Aspettando la notte Bianca della poesia a Santeramo in colle

Straordinaria serata di Poesia domenica 21 agosto presso Palazzo Marchesale di Santeramo in Colle. La Proloco ha ospitato la 3° edizione dell’Anteprima della XII Notte Bianca della Poesia (che si terrà il 3 settembre a Molfetta e il 4 settembre a Giovinazzo).

Ne hanno fatto parte 12 Poeti:

Eli Stragapede di Ruvo, Roberta Carlucci di Molfetta, Assunta Spedicato di Corato, Elena Diomede di Bari, Lucia Diomede di Mola, Onofrio Arpino, Annarita Lorusso, Maria salesiano, Gennaro Ferorelli, Sante Zeverino.

Ospite gradito il poeta Emilio Lastrucci.

Hanno condotto Onofrio Arpino e Gianni Antonio Palumbo.

Ringraziamo la vicesindaco Addolorata Giove e dell’assessore Riccarda Anna Solimena.

Il piacere dell’ascolto della parola poetica, intrisa di emozioni, sentimenti e modi espressivi propri di ciascun poeta, ha suscitato molti apprezzamenti.

Gli intermezzi musicali sono stati curati dai maestri Nicola Albano (chitarra) ed Eleonora Zeverino (voce), che hanno saputo integrare il linguaggio poetico con quello musicale.

Terza Edizione del Premio Internazionale “CULTURE DEL MEDITERRANEO”

Un vera fusione tra poesia e musica quella di ieri sera all’Istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo, presentato dalla nostra Vice Presidente Vicario Angela Di Liso.

Le sei poesie finaliste del premio sono state declamate dalle lettrici Tania Adesso, Stefania Carulli, e Lucyborg Diomede, davanti a 99 giurati.

La giuria popolare ha proclamato la poesia vincitrice della terza edizione del “Premio Internazionale di poesia CULTURE del MEDITERRANEO”:

al 1° posto “Brezza” di Letizia Cobaltini con 23 voti

al 2° posto “Il peso di un vecchio” di Luisa Di Francesco con 22 voti

al 3° posto “Affido” di Roberta Carlucci con 17 voti

successivamente abbiamo le poesie al 4° posto exaequo:

La scelta di Mariella Cardinale

L’epoca dei morsi e dei furti di ciliegie di Paolo Polvani

L’ultimo sogno di Dina Ferorelli

Menzione di merito alle poesie:“

Al giusto indirizzo” di Angela Aniello

“È un miracolo vero…”di Maggiorina Tassi

I premi i speciali attribuiti rispettivamente da Nicola De Matteo e Gianni Antonio Palumbo alle poesie:

“Yo quiero ser” di Mariateresa Bari

“Il peso di un petalo” di Annalisa Mercurio

i primi tre poeti sono stati premiati con un premio in denaro, tutti hanno ricevuto l’attestato di partecipazione e un omaggio realizzato a mano da Alessia De Nucci. Nata nella Carta

A premiare il presidente Nicola De Matteo, il Sindaco di Giovinazzo Michele Sollecito e la Vice presidente dell’Accademia Marta Pisani

La serata è stata resa ancor più coinvolgente dalla voce di Eleonora Zeverino e la chitarra di Nicola Albano

Un grazie particolare va alla giuria popolare e a tutti i soci dell’Accademia per la collaborazione e a Puglia Colorata per la diretta.

È stata una bellissima serata in cui la poesia era protagonista.

“Da Kragujevac ad Auschwitz”: Giovinazzo celebra oggi il “Giorno della Memoria”

Il giorno 30 gennaio alle ore 18.30, in Sala San Felice, cuore del borgo antico, ha avuto luogo l’iniziativa intitolata “Da Kragujevac ad Auschwitz – viaggio per non dimenticare in parole e musica”. L’evento è stato patrocinato dal Comune di Giovinazzo .

Il pubblico é stato accompagnato in un viaggio ‘virtuale’ da Kragujevac ad Auschwitz, con la lettura di componimenti di Anna Santoliquido, Maria Addamiano, Gianni Antonio Palumbo, Nicola De Matteo, gli intermezzi musicali dell’Ensemble Musica Insieme e Elisa Barucchieri che ha declamato la poesia “Auschwitz” di Salvatore Quasimodo.

Aspetto multicolore vivo e sfaccettato della Napoli preunitaria

“Le carrozze che nel tardo pomeriggio percorrevano a gran carriera Via Chiaia; le ballerine di tarantella con le loro nacchere; le torreggianti alture e le terrazze dei giardini digradanti nello sfondo; l’isola di Capri accoccolata sulla scintillante linea delle acque; le barche da pesca, le reti, i monelli ignudi che cercavano telline fra gli scogli di Mergellina oppure si tuffavano simili a delfini per ripescare i carlini gettati in mare dagli stranieri; gli ombrosi viali della Villa Reale, dove la brezza tentava invano di strappare dalle statue le foglie di fico; il fertile e cencioso traffico sul Molo, con i cantastorie, i burattinai, i venditori di cento mercanzie, i frati questuanti, i marinai, le risate delle donne, i milioni di arance in arrivo da Sorrento, le sete e i vini solforosi della Sicilia; il frastuono carnevalesco intorno a Castel Capuano; le file di barche sulla spiaggia di Santa Lucia, con i frutti di mare disposti con fine decorativo per stuzzicare l’appetito, insieme a festoni di limoni rischiarati di sera dalle vacillanti lampade; e, di notte, le lunghe collane di diamanti gialli splendenti sullo sfondo di velluto della baia, sotto la minacciosa collina incoronata di fiamme cremisi…questo era l’aspetto multicolore, vivo, sfaccettato di Napoli”.1

Così descrive Napoli lo storico inglese Harold Acton, beninteso, la Napoli preunitaria, la Napoli della dinastia dei Borbone. In proposito, nel suo accurato saggio Gli ultimi Borboni di Napoli, Acton, citando il collega storico e filosofo Thomas Carlyle, così puntualizza: “Dopo tutto, la Storia è la vera Poesia; e la realtà, se interpretata nel modo esatto, è più grande del Romanzo. Anzi, nella giusta interpretazione della Realtà risiede l’autentica poesia. E io presumo di poter asserire senza arroganza che la mia è la giusta interpretazione della storia dei Borboni di Napoli”.2 Una puntualizzazione che lo storico inglese ha ritenuto necessaria, a fronte dell’interpretazione faziosa se non settaria rovesciata sui Borbone dalla storiografia post unitaria, tanto agiografica nei confronti dei Savoia fino a stravolgerne la vera consistenza umana e politica, quanto fanatica nella damnatio memoriae dei Borbone. Purtroppo, come osservato dal grande Denis Mack Smith3, “vi è una tendenza generale a giustificare i vincitori e a condannare i vinti. Io [scrive Acton] ho tentato di ristabilire l’equilibrio”.4

Sappiamo purtroppo come Napoli sia oggi svilita da gente di infimo rango umano e sociale, eppure, economicamente e finanziariamente, Napoli contribuì alla ricchezza dell’Italia Unita più di qualunque altro Stato preunitario. I dati e le cifre sono riportati da Francesco Saverio Nitti in Nord e Sud (1900), come in altri scritti mai confutati.5 In particolare, nella sua Scienza delle Finanze, Nitti fornisce il computo della ricchezza dei diversi Stati al momento dell’unificazione: Regno delle Due Sicilie 443,2 milioni di lire oro, Lombardia 8,1, Ducato di Modena 0,4, Romagna, Marche e Umbria 55,3, Parma e Piacenza 1,2, Roma 35,3, Piemonte, Liguria e Sardegna 27, Toscana 84,2, Veneto 12,7. In tal modo, contro i 443 milioni in oro corrisposti all’atto delle nozze dal Regno delle Due Sicilie, il resto d’Italia, cioè oltre i due terzi della Penisola, non portò in dote neppure metà di quella somma!

Come illustrato da Michele Vocino, inoltre, nel suo libro Primati del Regno di Napoli, c’è da aggiungere che in Italia la prima ferrovia, il primo telegrafo elettrico, il primo faro lenticolare, insieme con un gran numero di altre innovazioni nell’ingegneria e nell’industria, furono dovuti proprio alla Napoli dei

Aspetto multicolore vivo e sfaccettato della Napoli preunitaria

Borbone e in particolare all’energico Ferdinando II, altresì tacciato di essere un retrogrado dalla storiografia ufficiale post unitaria…6

Abbiamo scritto della Napoli odierna troppo spesso svilita dalla bassa ignoranza e doloso malanimo che affligge la Penisola, ma com’era la Napoli preunitaria, la trascorsa Napoli dei Borbone?

Il citato Harold Acton scrive nel suo poderoso saggio che a Napoli nel 1837 affluirono più di settemila stranieri, molti dei quali si fermarono per settimane, se non mesi o anni. Altri stranieri scelsero la città come luogo di cura, in cui ritornare ogni anno. Tali visitatori non erano ossessionati dal fattore tempo, come succede ai turisti di oggi, avendo più danaro da elargire a guide, cocchieri, albergatori, negozianti. L’industria del turismo, in Italia, cominciò a svilupparsi proprio a Napoli, onde i numerosi di libri di viaggi dell’epoca nei quali gli autori dedicavano a Napoli un maggior numero di capitoli, rispetto a tutte le altre città italiane.

Ecco in proposito le impressioni riportate nella capitale partenopea da James Fenimore Cooper7: “Il luogo è inesauribile in fatto di divertimenti all’aperto…Il molo e il lido che si stende dal Castel Nuovo sino al limite orientale della città, offrono straordinari spettacoli”, per concludere dopo aver trascorso l’estate a Sorrento, “considero in genere la popolazione di questo paese una delle più belle che io abbia mai veduto”.8

Più articolato il contributo fornito da Thomas Babington Macaulay, storico e politico britannico, giunto nel 1839 a Napoli dall’India, dove per quattro anni era stato membro del Consiglio Supremo Indiano. Queste le sue impressioni di attento scrutatore dei fatti umani e sociali: “Debbo dire che le descrizioni da me udite in precedenza erano molto imprecise. Qui ci sono meno mendicanti che a Roma e più industrie…Appena entrati a Napoli, vedrete uno stridente contrasto: una differenza come fra la domenica e il lunedì. Qui è evidente che la vita civile è la cosa più importante, mentre la religione è accessoria…Al momento attuale, le mie impressioni sono favorevolissime. Napoli è l’unica città d’Italia dove mi è parso ritrovare quella medesima specie di vitalità che si vede in tutte le grandi città d’Inghilterra. Roma e Pisa sono morte; Firenze non è morta, ma dorme; Napoli invece straripa di vita”.9

Questa era la Napoli preunitaria, come descritta da personaggi di chiaro spessore umano, politico e culturale, l’interrogativo perciò sorge spontaneo, si può dire davvero che la celebrata unità nazionale sia stata un grandioso beneficio per Napoli e l’intero Sud?

Aspetto multicolore vivo e sfaccettato della Napoli preunitaria

Francesco Antonio Schiraldi

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1 Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli, Giunti Martello, Firenze, 1962, pag.400 ss.
2 Harold Acton, ibidem, pag.12
3 Denis Mack Smith (1920 – 2017) è stato uno storico e biografo britannico specializzato nella storia d’Italia.
4 Harold Acton, ibidem, XV
5 Francesco Saverio Nitti (1958 – 1963) è stato un economista, politico, Presidente del Consiglio e più volte ministro.

Aspetto multicolore vivo e sfaccettato della Napoli preunitaria

6 Michele Vocino (1881 – 1965) è stato un uomo politico e saggista, nel suo volume

7 James Fenimore Cooper (1789 – 1851) è stato uno scrittore statunitense molto popolare, la cui opera più famosa è il romanzo L’ultimo dei Mohicani, considerato da molti il suo capolavoro.
8 Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli, cit., pagg.176-177
9 Harold Acton, ibidem, pag.177

CULTURA NEL 5°MUNICIPIO: BUONA LA PRIMA

È stata piazza San Francesco a Santo Spirito ad ospitare il concerto della Orchestra Filarmonica Pugliese diretta dal M° Giacomo Pepoli di Molfetta al termine dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima Immacolata della Chiesa Matrice.

Con inizio alle ore 22.00 oltre a musiche d’ascolto, davanti ad un folto pubblico nonostante il vento di maestrale, è stato eseguito un omaggio ad Astor Piazzolla nel centenario della sua nascita e brani di Nino Rota ed Ennio Morricone.


Vivo apprezzamento è stato espresso dal Presidente del 5° Municipio Vincenzo Brandi che ha lanciato l’idea di far suonare al completo l’Orchestra Filarmonica Pugliese composta da oltre 30 elementi che il mese scorso ha ricevuto un prestigioso riconoscimento dal Ministero della Cultura retto dall’ On. Franceschini.

Anche il parroco Don Fabio Campione nel ringraziare l’Accademia delle Culture e dei Pensieri del Mediterraneo ha evidenziato che grazie a questi concerto la piazza di Santo Spirito e diventato un salotto musicale a cielo aperto e si è augurato che tale esperienza si possa replicare. In rappresentanza della Commissione Cultura del 5° Municipio è stato presente il Consigliere Cesare Rizzo.

SPLENDIDA TRIGGIANO: LA NOTTE BIANCA DELLA POESIA nell’antica PIAZZA DEL MERCATO

Quanto è bella Triggiano. La Notte Bianca della Poesia fa tappa in Largo del Mercato sotto la guida di Felice Giovine .

Sentirsi in un luogo dove il tempo non ha più potere e ha cristallizzato gli animi e gli eventi e le sensazioni.

Per una sera qui vecchio e moderno, più che un’età, stabiliscono i confini delicati di sentimenti che si rincorrono al ritmo delle parole dei poeti dialettali che rappresentano la lingua della propria terra, dei loro genitori, dei loro nonni.

Una operazione di libertà e creatività che trae la sua forza dalla storia e dal desiderio equilibrato e geniale di non cancellare il passato e di porgerlo con garbo a chi ha ancora voglia di fare uso di un linguaggio antico che è riflessione onesta del nostro vissuto ed è vita sapienziale.

Un luogo che ha respirato aria nuova anche grazie a una musica preziosa e ricca di armonia.

A far rivivere questo borgo antico e incantato, la Giunta del Comune di Triggiano.

Un sentito grazie al Sindaco Antonio Donatelli, all’assessore alla Cultura Raffaella Palella e all’assessore ai Servizi Sociali Annamaria Campobasso.

Nicola De Matteo

Foto Nicola Volpicella

La serata del Premio Intenazionale di Poesia “Culture del Mediterraneo”

La vincitrice del Premio con la poesia “Lettera ad un figlio” – Maria Francesca Lisi

Un vero connubio tra poesia e danza quello di ieri sera all’Istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo, presentato dalla nostra Vice Presidente Angela Di Liso.

Sono state declamate, dalle lettrici dell’Associazione di Promozione Sociale “L’Ora Blu”, le 7 poesie finaliste del premio, davanti a 100 giurati.

Anche quest’anno, la giuria popolare ha confermato il verdetto della giuria tecnica per il primo posto, infatti la poesia vincitrice della seconda edizione Del “Premio Internazionale di poesia CULTURE del MEDITERRANEO” è

“Lettera ad un figlio” di Maria Francesca Lisi

il 2° posto è andato alla poesia “Vita, Viva” di Roberta Carlucci,

il 3° posto è andato alla poesia “Terra Madre” di Antonella Vairano

successivamente abbiamo le poesie:

“A Teresina Gallo” di Onofrio Arpino

“Fioritura” di Addolorata Laera

“Nel corso del tempo” di Zosi Zogafridou

“Vecchie carte” di Paolo Polvani.

Inoltre sono assegnate le menzioni di merito per le poesie:

“L’ultimo canto” di Concetta Antonelli

“Ci vuole la vita” di Dina Ferrorelli

“Ciò che non è mai vissuto” di Laura Grazia Campanale

“Ulivo” di Fabio Posa

E i premi i speciali attribuiti rispettivamente da Nicola De Matteo e Gianni Antonio Palumbo alle poesie:

“Il mare invoca” di Letizia Cobaltini

“Queen Mary’s Gardens” di Alberto De Nucci

La serata è stata resa ancor più incantata dalla performance di danza della Compagnia Altra Danza con PLAYROOMX4 e le Coreografie di Mimmo Insalata.

Un grazie particolare va ad Elisa Barucchieri e Maurizio Argàn che hanno voluto cominciare il Festival “Voci dell’anima” in questa serata.

Premio Internazionale di Poesia CULTURE DEL MEDITERRANEO

Dopo un lungo lavoro, tra le tantissime poesie arrivate, è stata designata la prima rosa delle poesie finaliste. La Giuria Tecnica formata da:

Prof.ssa Elena Diomede,
Dott. Zaccaria Gallo,
Poetessa Paola Lucarini,
Dott. Onofrio Pagone,
Prof. Gianni Antonio Palumbo,
Prof. Agostino Giuseppe Picicco,
Prof.ssa Giulia Poli Disanto,
Prof.ssa Anna Santoliquido,
Prof. Mario Sicolo,
Prof.ssa Santa Vetturi,

annuncia che le poesie finaliste sono:

A Teresina Gallo di Onofrio Arpino

Fiorutura di Addolarata Laera

Lettera ad un Figlio di Maria Francesca Lisi

Nel corso del tempo di Zosi Zografidou

Terra madre di Antonella Vairano

Vecchie carte di Paolo Polvani

Vita viva di Roberta Carlucci

Le suddette Poesie finaliste saranno votate da una giuria popolare il 23 Giugno 2021 alle ore 20,30 presso l’istituto Vittorio Emanuele a Giovinazzo.

Dall’attuale rosa verranno eletti i vincitori del primo, secondo e terzo posto. Durante la serata verranno assegnate le Menzioni di merito per la poesia

L’ultimo canto di Concetta Antonelli

Ci vuole la vita di Dina Ferorelli

Ciò che non è mai vissuto di Laura Grazia Campanale

Ulivo di Fabio Posa

e il Premio Speciale di Gianni Antonio Palumbo – Direttore Artistico della Notte Bianca della Poesia

per la poesia Queen Mary’s Gardens di Alberto De Nucci

e di Nicola De Matteo – Presidente dell’Accademia

per la poesia Il mare invoca di Letizia Cobaltini. 

Durante la serata interverà Elisa Barucchieri con la ResExtensa dance company

Le poesie finaliste saranno declamate dalle Lettrici della Associazione di promozione sociale L’Ora Blu

NELLA VALLE D’ITRIA IL SOLE E L’ORO

di Fabio STRINATI – Nuova Palomar edizioni

Mi sono accostato con timore e riverenza a questa silloge di Fabio Strinati perchè volevo cogliere il senso alto di uno scrittore marchigiano che si “avventura” a comporre versi ispirato dalla terra di Puglia. Dico subito che l’originalità del libro è la mancanza di titoli alle poesie. Nessuna ha un titolo o un numero indicativo, per cui appare come un continuo dialogare con i luoghi e la memoria. Strinati sa comunicare sensazioni preziose al lettore attento. Ed anche a quello distratto. La struttura del libro, di poco più di cento pagine, è omogenea e contempla l’intreccio di tante vicende individuali, spesso interrotte e poi riprese. La visione di stati d’animo e paesaggi in un continuo intersecarsi di piani temporali diversi eppure non distinti nelle forme verbali. Il procedere – lento – diventa ricco di suggestioni, non solo per i luoghi, ma per la natura, per gli animali contestualizzati (la volpe, la lepre scaltra, le cicogne bianche, la civetta…), in contorni reali che ne accentuano il fascino. E il nostro si lascia volentieri rapire: “Il canto della pioggia…che si propaga nell’armonico paesaggio”. Un altro tema del libro è l’amore. Esso ha nel cuore di Fabio Strinati un posto importante. L’ampiezza data all’argomento è da mettere in rapporto alle diverse situazioni che incontra percorrendo strade della memoria che diventano metafore della vita. Il verso, nitido e scabro, ha un respiro breve e mai franto e traduce bene l’animo sensibile del poeta. Si possono disteinguere diversi piani espressivi con un intreccio virtuoso di spunti lirici che, talvolta, incantano. Linsistenza lessicale, talvolta, riassume in sé la magia di quei luoghi che diventano segni di speranza: “Nel cielo aperto, le cicogne bianche nei sogni sconfinati, e quel pennello diàfano che volteggia nel riflesso dell’anima, s’apparta nel destino, abile creatura”. La Valle d’Itria diventa, quindi, luogo dell’anima “fra l’eterno e il tempo”, così come i ricordi di una giovinezza felice riflessa “in uno stagno” dove “rivedo la luna” in una sera che profuma di bosco e di amore.


Lo stile realistico ed essenziale, acquista un sapore favoloso e un senso storico che attira l’attenzione del lettore e in questo intravedo tracce dell’arte onesta dell’abruzzese Ignazio Silone che filtra amabilmente luoghi e personaggi attraverso la memoria. Fabio Strinati cerca in alcuni angoli di Puglia il senso di purezza che del vivere è segno di passione condito sempre da colori e suoni. Un rifugio dove coccolare la tenerezza e il silenzio, l’armonia e il respiro profondo del vivere. In alcuni passaggi mi ricorda la poetessa Lucana Anna Santoliquido nativa di Forenza: “fragile l’anima mia cerca il senso della vita per campi di malva e ortiche”. La poeta Santoliquido attinge a stati estetici intraducibili, per raggiungere verità più profonde, dice di lei la saggista Francesca Amendola in “Anima Mundi”.


Ebbene, non piglio d’avventura, Strinati si lancia inconsapevole tra Locorotondo che “gorgheggia umile” e Ceglie Messapica “dal biancore candido”, passando per Martina Franca “dalla voce che sa di tenerezza” e Selva di Fasano “che dà sui trulli e sulle grotte” e Cisternino “d’aria salùbre”. Ma non è un mero raccontare delle meraviglie di Puglia. Infatti in questa silloge ricorre il tema del viaggio e della riconciliazione con la vita e con l’amore: “E fu quel viaggio, in aprile, a ricucirmi al vento col meccanismo della fuga”. La posizione dell’io narrante, nella silloge, aiuta a riscoprire attimi di verità e la creazione poetica che accompagna l’autore viaggia lungo un filo sottile tra realtà e linguaggio. Quindi la riconquista degli spazi verso “l’autunno che si spalanca”. Spazio e tempo e luoghi e sentimenti si rincorrono e si incontrano e si intrecciano in una cornice incantevole come la Valle d’Itria. Del resto, al di là delle tecniche narrative, il percorso poetico è un viaggio dentro le passioni e, quindi, testimonianza.

Nicola De Matteo

Presidente dell’Accademia delle Culture e dei pensieri del Mediterraneo